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Visita didattica alla Casa di Reclusione di Turi e Cella Gramsci

Nell'ambito della programmazione di Cittadinanza e Costituzione tre classi del “Vito Sante Longo” - la IV A SIA, la V A SIA e la V B TUR del Settore ECONOMICO - accompagnati dai rispettivi docenti Proff. Munno, Campanelli, Lasciarrea, Spilotro e Ippolito – hanno visitato la Casa di Reclusione di Turi e in particolare la cella in cui Antonio Gramsci è stato detenuto dal 1928.

La Casa di Reclusione di Turi ospita un centinaio di reclusi, quasi tutti ergastolani. Le misure di sicurezza impongono il massimo riserbo. Varcato il portone ed espletate le formalità burocratiche, controllo dei documenti, svuotamento delle tasche, consegna dei telefonini e delle altre apparecchiature elettroniche, gli studenti e docenti della nostra scuola sono stati accolti dalla direttrice del carcere, Dottoressa Rosa Musicco, dal Commissario Capo carcerario, dalla Dottoressa Calisi, responsabile dell’area trattamentale e dagli agenti di Polizia Penitenziaria in sala riunioni e con domande e interesse hanno applaudito la disponibilità di tutti. Nella sala intitolata al detenuto politico Sandro Pertini, poi diventato il settimo presidente della Repubblica, «ospite» del carcere dal 1930 al 1932, agli studenti sono state presentate l'organizzazione e le finalità della struttura, il trattamento dei detenuti, le iniziative di recupero e di rieducazione che da anni caratterizzano la Casa di Reclusione di Turi con importanti collegamenti con il territorio in ambito formativo e lavorativo.

Successivamente un detenuto ha raccontato la sua esperienza, i reati commessi e le sue riflessioni, accogliendo e rispondendo ai quesiti dei presenti e invitando i ragazzi a non commettere errori che possono apparire inizialmente non gravi ma poi lasciano il segno e possono cambiare l'intera esistenza.

La visita è proseguita nella cella di Antonio Gramsci, la matricola 7047: il piccolo letto e lo spazio misero hanno lasciato un segno indelebile nei presenti, tristezza e commozione, unite però alla curiosità che ogni particolare trasmetteva, i libri o le fasce che abbelliscono la misera stanza, ma ampia e molto alta nella volta, troppo per un singolo carcerato, fredda e solitaria. Sulla destra del letto una sedia e un piccolo tavolo che fungeva da scrivania. Accanto, impolverati dal tempo, stanno le prime edizioni Einaudi delle Lettere dal carcere e dei Quaderni tematici, quelli famosi con le copertine verdi. Alla sinistra un catafalco di legno e stoffa, che fungeva da servizio igienico, conserva al suo interno un pitale e altro materiale.

Quelle immagini arricchiranno il loro percorso di studio, la conoscenza di quell'uomo, di quel politico, di quel filosofo che dal '28 al '37 abitò a Turi, in una cella, al primo piano del suo Carcere. L'incontro con la realtà carceraria ha mostrato da un lato la sadica crudeltà di un regime che metteva a seria prova la stabilità fisica e mentale del detenuto e dall'altro la visione democratica e rieducativa introdotta dalla Costituzione, che seppur a volte fin troppo garantista, ha ribaltato il concetto di detenzione e umanizzato l'errore. Una visita insomma che avendo avuto un taglio storico e giuridico si spera abbia dato una mano ai nostri ragazzi nel loro percorso di maturazione civica e culturale a cui ogni cittadino deve tendere per vivere responsabilmente la propria esistenza.

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